FUTURO QUASIVO


Oggi era meglio se prestavo la mia testa ad una sarta e le chiedevo se gentilmente poteva usarla come punta spilli, ma non ho trovato sarte e ho avuto modo così di riflettere in maniera compulsiva sulla mia quasi totalizzante insoddisfazione.

Inizialmente confusa sulle motivazioni, ho avuto la bella pensata di passare al vaglio i principali aspetti della mia vita, tanto per avere un quadro generale (oltre che per alimentare la sempre verde arte dell’onanismo cerebrale).

Bene, si fa per dire, quello che ho scoperto è che vivo in una condizione di perpetuo precariato e di pervasiva incompiutezza.

L’unica costante certezza della mia vita è data da una piccola parolina: quasi.

- Già a questo punto avevo iniziato a prendere in seria considerazione l’idea di cospargermi di sale e passare il pomeriggio in un pascolo di capre, anche in questo caso niente capre –

Ho quasi trent’anni, ho quasi finito gli studi, per la precisione ho quasi iniziato la tesi. Avere quasi trent’anni è uno status limite tra l’età dove avresti dovuto concludere qualcosa e quella dove sei ancora in tempo per farlo; e aver quasi finito l’università ti qualifica immediatamente come mente attiva e futura forza lavoro, responsabile e diligente (ma se sei le due cosa insieme? Sei un fallito recuperabile? Un bamboccione? Uno responsabile disoccupato? O un diligente nullafacente? Non ho risposte, probabilmente sei quasi tutte queste cose). L’ambito lavorativo mi vede in prima linea con un quasi lavoro, non troppo remunerativo, ma quasi dignitoso per una quasi laureata che sta ancora studiando. La mia passione è la scrittura, infatti mi hanno quasi pubblicato un libro (nel senso che probabilmente qualche editore l’ha quasi letto tutto prima di cestinarlo) e ne ho quasi iniziati altri due, quasi appunto. La mia vita sentimentale e relazionale è quasi un disastro. Ho un fidanzato che quasi mi ama (certe volte mi stima e quasi sempre vorrebbe donare il suo apparato acustico e riproduttivo alla scienza pur di non avermi intorno) e che a giorni alterni ha quasi voglia di vivere con me (gli altri giorni sono quasi certa che viva nella speranza che mi trasformi in una nana muta, o meglio ancora in una colf che parla solo ungherese visto che la convivenza ci costringe alla condivisione dell’appartamento), però devo ammettere che certe volte ho la sensazione che quasi mi preferisca allo studio (quasi sempre però lo studio e il wc sono il suo momento felice). Vivendo all’estero ho quasi imparato a capire lo scozzese al terzo “sorry?” e mi sono quasi abituata ad accettare la coperta di pile come capo indispensabile del mio guardaroba. Ho anche quasi diminuito il numero di sigarette e ho quasi smesso di mangiare schifezze. Sono quasi indipendente (se solo riuscissi a pagarmi l’affitto grazie al quasi lavoro…) e ho quasi una casa (se così si può definire un appartamento gelido preso in affitto da una cinese fino a maggio). Quello che farò tra qualche mese è quasi un mistero, dico quasi solo perché ho la certezza che non sarò una cantante, una domatrice di formiche rosse o una multimilionaria che sorseggia Martini mentre impartisce ordini alla sua assistente. Ah, probabilmente non andrò nemmeno in Lapponia a studiare i ghiacciai, non mi trasformerò in un supereroe, ma non escludo che sarò in ritiro con gli arancioni.

Ho quasi finito, continuo?

Quasi quasi mi fermo qua e vi risparmio il pezzo dove parlo più dettagliatamente delle prospettive future e del mio equilibrio emotivo, tanto il punto mi pare chiaro.

Il Quasi rappresenta il centro nevralgico intorno al quale ruotano nauseate, come le palle di un jukebox (e anche altri tipi di palle), tutte quelle che dovrebbero essere delle sicurezze, dei dati acquisiti.

Il Quasi si potrebbe definire uno stile di vita, una condizione dell’animo umano, una sorta di cardine manifesto della mia generazione.

Se Cartesio potesse dare un’occhiata alla mia vita sostituirebbe il cogito ergo sum, con un “quasito ergo sum”. Se magicamente nella mia vita apparisse una sola certezza avrei probabilmente timore di non essere più io ed essermi trasformata nella protagonista di qualche telefilm (quelli dove tutti hanno un lavoro, una casa, un compagno che non vede l’ora di darle delle certezze e delle strane fisime colme di ilarità).

Sto seriamente pensando di introdurre nel mio personalissimo vocabolario il verbo quasire . Potrei ricorrere a questo verbo ogni volta che intendo indicare, non solo un’azione non ancora perfettamente compiuta, dall’esito incerto ed instabile, ma più specificatamente tutte quelle condizioni accompagnate da quel sapore di vaghezza, approssimazione e sfiducia.

Ad esempio potrei rispondere alla domanda:

“A che punto sei con gli studi?” “Quasisco.”

e ancora: “E la scrittura?” “Ho quasito un libro e ne sto quasendo altri”

“e con il fidanzato?” “Sai com’è, si quasisce…”

Ovviamente se poi l’interlocutore aggiunge un’altra domanda del genere lo si manda esplicitamente e senza quasi a fanculo.

Potrei derivarne anche un aggettivo: quasivo.

Quasivo diventa tutto ciò che non è chiaro, che è vago, chiaramente a breve termine, rinegoziabile e lasciato volutamente implicito. Quasiva è la persona incerta e approssimativa, è la postilla accanto all’asterisco. Quasivi sono gli orari di Trenitalia, i discorsi dei politici in campagna elettorale e i pacchi spediti con prioritaria; quasivo è il tempo a marzo, il cartellone che ti avverte dei saldi del 70% (chi fa shopping sa cosa intendo) e il mio giudizio dopo 2 tequila sale e limone, quasive sono le tue amiche quando commentano il tuo nuovo taglio di capelli con acconciatura effetto schiaffo e ciuffo color betacarotene, sono le etichette dei cibi quando dichiarano che l’alimento potrebbe contenere tracce di farina, arachidi, muschio, poliuretano, prostaglandine e denti di opossum; quasivi sono gli uomini quando gli domandi se sei ingrassata, sono gli sportelli informativi degli uffici pubblici e i pacchi gran risparmio.

Il quasivo è ovunque.

Capite adesso perché era meglio se prestavo la mia testa ad una sarta?

Vostra gallina quasiva Vaentina

Voglio che il mio uomo sia come un ghiacciolo!


Ho mangiato il dolce più rivoltante della mia vita.

Ieri, verso le 4.

Un’esperienza terribile, una delusione unica.

Lui se ne stava lì, appoggiato sul suo scaffale insieme a tutti gli altri dolcetti, con il suo colorito dorato, la sua glassa scintillante, la sua forma rotonda e perfetta.

Ho lottato come un samurai nel tentativo di sconfiggere tutti i sensi di colpa che mi attanagliavano senza pietà: cellulite, grasso, chili di troppo, le 5 porzioni consigliate di frutta e verdura giornaliere che non mangio mai e la fame nel mondo. Mi sono destreggiata senza paura tra tutte queste avversità, ho messo mano al portafoglio e ho comprato una di quelle meraviglie.

Come ho già detto, al primo morso ho capito che stavo mangiando il dolce più rivoltante della mia vita!

Perché non ti avvertono prima? Per quale motivo non mettono una bella scritta accanto al prezzo che dichiara senza paura “Sono rivoltante, almeno una volta devi provarmi per credere!” . Potrebbe essere una nuova strategia di mercato!

Invece no! Lo lasciano lì, con un bell’aspetto e con un gusto orribile.

Una fregatura, come lo sciroppo per la tosse.

Dall’aspetto non lo diresti mai che si tratta della cosa più cattiva che tu abbia mai ingerito e invece al primo morso il ripieno rancido ti invade la bocca e le tue papille gustative iniziano a fare il girotondo e tirare fuori enormi cartelloni di protesta!

Mentre cercavo di placare le papille in rivolta la mia mente è corsa lontano all’estate, ai gelati e all’infanzia e mi è subito venuto in mente il Cucciolone.

Avete presente? Quello con il biscotto con sopra scritte le barzellette che ti strappano un mezzo sorriso verso i 7 anni, che a 9 anni ti fanno dire “Questa la sapevo già” e che a 11 anni il senso civico ti spinge a dissuadere i tuoi amici dal leggerle tanto sono brutte? Bravi proprio quello!

Che cosa c’entra il Cucciolone “10 morsi 10”? Ve lo dico io che cosa c’entra! Qualcuno sa spiegarmi perché tra la vaniglia e il cioccolato l’Algida ha avuto la geniale pensata di schiaffarci un gusto dal sapore indefinito color pelle di daino? Ne hanno messo giusto un po’ nel mezzo, tanto per fregarti quando non te l’aspetti.

A pensarci bene è un vizio dei produttori di dolciumi e leccornie.

Pensate al Solero, il delizioso gelato dalla copertura tropicale, solo a guardarlo senti la brezza caraibica e l’ombra delle palme. Ma cosa succede quando ti sei gustato la copertura millimetrica di quel paradiso? Succede che devi sorbirti senza pietà anche quel malloppo vanigliato monosapore dell’interno.

E avete mai assaggiato il Magnifico? Mille gusti diversi: caffè, cioccolato, vaniglia, crema e... e quando non te lo aspetti zac! Ti infilano a tradimento un gusto indefinito, anche questo color cammello in decomposizione.

E il Cornetto Classico? Buono, niente da dire, ma per quale motivo non abbondano un po’ di più con quella deliziosa granella alla nocciola e cioccolato fondente? Lo vedi nel disegno con la sua coroncina di nocciole sminuzzate amalgamate dal cioccolato, ma, appena togli la carta, ti accorgi che metà è rimasta attaccata al cartoncino, che un quarto è già sul pavimento e l’ultimo quarto è ciò che ti resta. Un quarto capite? Eppure il gelato l’hai pagato per intero!

Pensando al banco frigo l’unico gelato che non ti frega è il Ghiacciolo.

Non importa se è all’amarena, al limone o alla menta, è questione di preferenze, ma i ghiaccioli sono onesti. Compri un ghiacciolo all’amarena? Questo è ciò che avrai. Nessuna promessa di grandiosità, nessuna aspettativa infranta, nessun ripieno rancido o gusto sorpresa. Onestà e chiarezza.

Non c’è scampo, gli altri gelati ti fregano!

Sono tutti così, tutti subdolamente attraenti, ben proporzionati e con i loro pregi ben in vista. Mi sbaglio? Sono o non sono tutti così?

A pensarci bene i gelati sono un po’ come gli uomini. Si mostrano al meglio, mettono in evidenza quello che sanno che ti piace, si atteggiano a Re con le loro corone e i loro coni supersize.

Adori la granella? “Guarda Bambola, ho una favolosa copertura di granella per te!” , ti piace biscotto vaniglia e cacao? “Vieni Tesoro, sono il tuo Cucciolone!” Vuoi gustarti il cono e spaziare con fantasia tra un gusto e l’altro? “ Ehi Baby, guardami, sono Magnifico ed enorme!” Tutti uguali, tutti attraenti e pronti a vendersi per quello che non sono, ma poi quando li assaggi hanno tutti una sorpresina che non ti piacerà, una cosetta della quale non ti avevano parlato. Lasciamo stare nei gelati, mal che vada butti via la parte che non ti piace, ma con un uomo? Che cosa si fa quando si scopre che Mr Granella-che-ti-piace-tanto, di granella non c’è neanche l’ombra? E quando Mr Magnifico non è poi così magnifico e Mr Tropicale è al quanto nostrano?

Non lo so che cosa si fa, quello che so è che non voglio un uomo Cucciolone, non voglio un uomo Magnifico, ma preferisco di gran lunga un uomo Ghiacciolo, sarà freddino, ma è pur sempre onesto.




Vostra Gallina granellata con pelle di daino Valentina


Le mutande del campione


La prima , essenziale, importantissima cosa che Lei valuta prima di un appuntamento galante è la biancheria intima.
L'aspetto principale che viene preso in considerazione per la selezione di mutande e reggiseno è l'eventualità di un succulento e svestito dopocena.
Se le possibilità di avvinghiamento funesto sul pavimento di casa di lui sono elevate, Lei opterà per un completo appaiato di pizzo nero con tanto di perizoma e reggiseno con microsostegno; ma se questa eventualità è alquanto remota Lei si armerà di reggiseno super imbottito effetto Pamela Anderson e mutandoni contenitivi Cotonella senza cuciture effetto Bridget Jones.
E' sempre e solo una questione di priorità: balcone estivo con tanto di geranei e sedere scultoreo oppure tavoliere delle puglie e chiappe flaccide ma a prova di vista? Come ho già detto dipende dal dopocena.
E' incredibile come, se c'è la necessità di un completino intimo degno di questo nome, il cassetto della biancheria risulti sfornito di mutante e reggiseno vagamente appaiabili che non risalgano ad un paio di lustri precedenti. Solitamente a questo punto scatta la missione Intimissimi.
Non si sa bene per quale strano meccanismo fisico Lei, dopo la sosta al negozio di intimi, esca non con uno, non con due, ma con una manciata di completini svuota portafoglio e innalza autostima.
In fin dei conti non puoi pensare di iniziare una relazione se non sei fermamente convinta che durerà almeno il tempo di indossare tutti i tuoi nuovi acquisti.
Solitamente la scelta che hai effettuato al negozio si rivela al quanto azzardata e ottimistica: il reggiseno è un pelino più grande di quanto speravi e le mutande un cincinnino più piccole di quanto avresti voluto. Risultato: passi la serata a tentare di togliere il filo interdentale che si confica irrimediabilmente là dove non batte il sole.
Ma tutto questo fa parte della magia dei primi appuntamenti, tutto questo fa parte del gioco e va bene così.
Quando scopri che i tuoi ottimisti pronostici si sono rivelati veritieri e quando hai effettuato ormai altri due pellegrinaggi al negozio di intimi dilapidando tutti i tuoi risparmi, si assiste al grande passo: la convivenza.
Il tuo cassetto delle mutande è impeccabile per i primi mesi. Ad ogni reggiseno corrisponde una micro mutanda e un micro perizoma, entrambi ti creano eruzioni cutanee e pruriti impensabili, ma sono bellissimi.
Quando cominci a scoprire che il tuo lui è in realtà un alzatore compulsivo di tavolette, un disseminatore di panni sporchi nel pavimento e un portatore sano di disordine e russii notturni, ti racconti che in realtà quei completini intimi sono per te, che la biancheria appaiata e comoda come un letto di chiodi ti fa sentire meglio e più donna.
La tortura continua alcuni mesi fino a che, una sera lo vedi: lui indossa boxer larghi a righine.
In un attimo la tua mente collega le immagini di tutte le lavatrici che hai teso ad asciugare: lui ha solo boxer larghi e con fantasia improponibili.
Ti dirigi guardinga verso il suo cassetto della biancheria e, in un marasma convulso di tessuti agrovigliati, identifichi senza difficoltà una miriade di boxer larghi e sdruciti con fantasie rigate e a quadrettoni (se guardi bene ne scovi anche un paio che sfoggiano la stampa delle micro protuberanze del David, c'è da andarne fieri?).
E' ufficiale, ti ha fregata.
Perché, mi domando, noi signorine armate di buone speranze siamo contrette ad indossare perizomi sega chiappe con annessa depilazione inguinale da lucciconi agli occhi e tu, mio dolce bell'Antonio vai in giro con tutto l'armamentario ciondolante dentro mutandoni informi che ti ha comprato la mamma al liceo?
Perché noi microcerebrate donzelle ci infliggiamo pene indicibili con tanga segna lonze che ci bloccano la circolazione e tu mio caro Bronzo di Riace adagi comodamente il tuo regale augello all'interno di comodissimi e ampi scafandri fuori moda?
Per quale strano motivo noi frivole fanciulle lasciamo che la nostra vena autolesionista si infiammi e ci ostiniamo ad indossare pizzi e merletti degni dell'epoca barocca che rilasciano quel delicatissimo effetto ortica sulle nostre parti intime e tu, virilissimo Tom Cruise de no' artri ti diletti a dondolare ad ogni passo il tuo mughetto in fiore?
La cosa che mi irrita ancora di più è che probabilmente ci siamo autoconvinte che tutto ciò sia comodo.
Pensate alle pubblicità:
Roberta mette in bella mostra il suo culo rotondo e sodo coperto solo da un morbidissimo perizoma bianco. Il culo in questione era fino a qualche anno fa il culo della Michelle culo di marmo Hunziker, che cosa ho io da spartire con quelle chiappe? Scommetto che a lei non vengono le pieghette se indossa un tanga e scommetto anche che il suo fidanzato non si accorge se la sua biancheria non è appaiata.
Manuela Arcuri si rotola su un letto di petali come un moscardino nella panatura e sfoggia felice un bel completino bianco, sembra perfettamente a suo agio. Chissà se proverebbe la stessa sensazione se con lo stesso completino si mettesse a dare l'aspirapolvere e a fare la spesa?
La Bellucci invece si divincola in un tango appassionato, va a fare la spesa, cavalca una moto vestita in latex e tiene in braccio un bambino. C'è da notare che la biancheria intima si intravede solo quando indossa la tutina in latex e quando balla il tango. Poi, ultima inquadratura: a terra tre tipi di intimo, indecifrabili ad una prima occhiata, l'unica cosa che sono riuscita a capire è che uno dei tre è un orrendo ed informe completino color carne. Non credo che sia la scelta consigliata per Monica versione Mistress e nemmeno per Monica versione gatta in calore in pista da ballo.
In un altro spot Kylie Minogue armata di reggicalze e pizzi neri cavalca un toro meccanico di velluto porpora mentre una vecchia truccatissima la guarda. Quindi?
Tutti gli spot per biancheria femminile sono fatti per gli uomini, a conferma del fatto che quel concentrato di scomodità lo indossiamo solo per loro.
L'unica pubblicità che sembra sostenere qualcosa di sensato è quella dove Concetta, una signora attempata che combattendo con un reggiseno scomodo si aggira in un mercato di frutta e verdura, Vanessa, una ragazza che continua a togliersi le mutande dal sedere e Serena, un'insegnante che in un museo gremito di gente si divincola a gambe in aria, sostengono senza paura che la biancheria intima è scomoda.
Finalmente dico io!
Il fatto che poi uno stuolo di signorine a chiappe al vento canti con veemenza e convinzione "MA POMPEA NO!" mi fa pensare per assonanza che anche loro hanno una puntina di maschilismo.
E gli spot per maschietti?
Non sono riuscita a trovare niente per i maschietti. Nessuno spot che pubblicizzi fascianti perizomi zebrati evidenzia merendino, nessuno stralcio di pellicola che veda rotolarsi un bell'omaccione su un letto di pruni sfoggiando le sue aderentissime mutande di rete. Niente di niente.
Allora lo butto io giù uno slogan, magari il signor Dolce, Mr Gabbana, l'egregio Armani prendono spunto:
Metti anche tu il guinzaglio al tuo amichetto e falla finita di lasciarlo scorrazzare libero all'interno dei tuoi ampi e amorfi boxer.
Salvaci dalla vista dell'assonnato pelatino che fa capolino tra le ampie pieghe dei tuoi mutandoni di cotone sdrucito.
Indossa anche tu un contenitivo e scomodo paio di aderentissime mutande che lasceranno il segno sui tuoi glutei e ti limiteranno la circolazione sanguigna.
Compra anche tu Mutande di Bandone, le mutande del campione.

Vostra gallina perizomatissima Valentina

Dopo cosa succede?


Come si vive in coppia?
Cosa è lecito aspettarsi dal proprio partner e cosa no?
Qualcuno di voi ha una vaga idea di come funzionino le cose?
Ho riflettuto molto su quest’annosa questione nel tentativo di trovare una risposta, anche solo parzialmente esauriente.
Niente da fare.
Nessuna risposta.
Secondo la mia amica il problema alla radice è che non ho avuto una coppia di riferimento dalla quale prendere esempio.
Effettivamente il divorzio dei miei genitori non ha contribuito in maniera significativa al prototipo della coppia che avrei dovuto crearmi in questi anni, per la verità nemmeno il secondo divorzio di mio padre ha contribuito un granché.
Vi assicuro che espandere la ricerca nei meandri dei rami familiari non porterebbe a risultati migliori.
La mia, come la maggior parte delle famiglie che conosco, è un distillato di relazioni patologiche ed incasinate. A noi Beautiful ci fa un baffo!
Però il problema rimane. Come faccio a capire come dovrebbero essere le cose? Come faccio a capire se mi sto muovendo nella giusta direzione oppure sto andando dritta dritta alla deriva?
Cosa è lecito aspettarsi dalle relazioni di coppia, dalla convivenza? E soprattutto cosa è lecito aspettarsi dal proprio partner?
Come ho già specificato non ho avuto degli esempi ai quali aspirare e la fonte più attendibile per la creazione di un prototipo di coppia me l’hanno offerta i cartoni animati e le commedie romantiche.
A guardarli bene, in realtà, non c’è poi tutta questa differenza. Il plot è sempre lo stesso:
Lei ha un sogno, un desiderio e delle peculiarità. Ed è single.
Lui è figo, irraggiungibile e potente. Ed è fidanzato o in procinto di sposarsi con una perfetta stronza.
I due incrociano le loro strade in maniera più o meno fortuita.
Lei si innamora come una pera cotta e le sue ginocchia diventano di panna montata. Lui si innamora, ma per un motivo qualunque non si fa avanti.
Lei fa una stronzata immane e rischia di tirarci le cuoia e Lui, con un colpo da maestro arriva e la salva.
Estendete questo copione a qualsiasi commedia o cartone animato dove sia implicata una relazione di coppia e vedrete che funziona così.
Quindi diciamo che l’inizio l’ho capito bene. Io ho dei sogni, dei desideri, sono unica e mi caccio sempre in qualche casino. Lui arriva e, zac, mi salva.
Ok, ma dopo?
Voglio dire, dopo che succede?
Perché nessuno ci racconta che cosa ha fatto Biancaneve dopo che Mr Azzurro gli ha tolto la mela avvelenata dalla bocca e se l’è portata via sul cavallo bianco? Perché nessuno ci ha detto com’è andata a finire tra il brizzolato Richard Gere e il mignottone? Perché non ci hanno raccontato cosa è successo dopo?
Cosa è lecito aspettarsi? Cioè, le premesse sono buone: Lui figo, premuroso, potente e protettivo. Non te lo immagini proprio il principe che non riesce a centrare il cesto della biancheria con i calzini sporchi, non ti immagini neanche che invece di chiederti “Mia amata c’è qualcosa che ti turba?” opti per un’indifferenza totale e totalizzante e ti chieda al massimo di passargli il sale. In oltre, non credo che ci sia nessuna principessa che si sia mai immaginata di dover accettare ore di silenzio e sbuffi, non credo che sia previsto neanche che, il caro principe, non sia mai in grado di ritagliare un minuto qualitativamente rilevante per stare con la sua principessa, ma che riesca con facilità a trovare sempre del tempo per guardare la partita. O forse sì?
Voglio dire, è successo anche a Cenerentola che il bel Principe, da un giorno all’altro, smettesse di guardarla con amore e non avesse più voglia dei suoi baci? Se così fosse mi spiegherei come mai la poverina si ostini a parlare con i topi. Sarà successo anche alla Bella Addormentata che il Principe, dopo un po’ di convivenza, abbia smesso di interessarsi a lei ed abbia iniziato a considerare tutte le sue iniziative e peculiarità, che un tempo sembravano interessargli, come delle barbose attività da evitare peggio dello Tsunami? Secondo voi anche Aladdin si rifiutava di mostrare entusiasmo per ogni cosa che Jasmine gli proponeva?
Nessuno ci racconta il continuo delle storie, nessuno ci ha mai detto che cosa si deve fare quando Lui sembra non nutrire più alcun interesse.
E’ normale e fisiologico per la coppia ignorarsi dopo un po’? E’ assolutamente inevitabile non sentirsi amate e accolte dalla persona che ami?
Non possiedo queste risposte, se qualcuno mi chiedesse quello che io stessa mi domando, forse sarei pronta a fornire una risposta diplomatica e ponderata (Tipo: “mandalo a fanculo”).
In realtà non è così semplice.
Probabilmente a Cenerentola è venuta la cellulite e la fissa per l’ordine, senza considerare che continua a chiacchierare con tutti i parassiti dell’appartamento. Magari Biancaneve è ancora fissata con tutti e sette i nani e parla sempre di loro risultando una noia mortale per il povero Principe. Forse Jasmine si aspettava che Aladdin lucidasse la lampada ad ogni problema e quando si è accorta che i desideri erano solo tre e che Aladdin li aveva già usati tutti, ha cominciato a lamentarsi e rinfacciarglielo. Forse Vivian non ha perso quel vizietto e continua a darla via e il povero Richard non ce la fa ad accontentarla ed ha deciso di fare sciopero del sesso.
Come si può sapere? Qual è il metro che ci indica quando la linea è stata superata, indipendentemente dal colpevole? E anche se ci fosse un sensore chiamato felicità che smettesse d’improvviso di brillare, anche se ci fosse, principesse, in quel caso che si fa?

Vostra gallina principessa Valentina

Voglio un nome speciale!


Non c'è dubbio, prima erano altri tempi.
Quando i miei nonni erano piccoli si lavorava nei campi, si andava in miniera e, tra una guerra e una carestia, si faceva un figlio. Poi c'è da dire che c'erano meno distrazioni, meno intrattenimenti e quindi, di figli, spesso se ne faceva più di uno.
Non c'era tempo di sforzarsi tanto, non si poteva perder tempo a cercare un nome speciale per il nuovo nato e allora, per ottimizzare, gli si dava un numero. Primetta, Secondo, Quinto, Settimo. Quando proprio era stato raggiunto il limite massimo di figli, si passava a misure più estreme: Ultimo, Urimo, Finimola (tanto per essere chiari).
Il cambiamento di rotta e l'attenzione al nome del nuovo nato, emerse di pari passo con l'industrializzazione e l'aumento del benessere. Le nostre città si popolarono di Marta, Francesca, Giuseppe, Mario, Maria, Anna, Cristina. Un bel cambiamento.
Poi vennero gli anni '80 e, insieme alle spalline alla Nano-nano e i pois formato gigante, arrivò Dallas che iniziò a mietere vittime a suon di J.R. e Suellen.
Con il tempo si è consolidata l'usanza di affibbiare al nascituro un nome da Soap o da Telefilm, quindi fate largo alle Brooke, ai Ridge, alle Amber, ai Brendon, ai Luke, ai Dilan e ai Kevin.
Un'invasione di esotismo, anche se siamo comunque propensi ad affibbiare nomi a seconda della ricorrenza di nascita. Se nasci a Pasqua, ti tocca Pasquale o Pasqualina, se nasci Natale, ti tocca Natale o Natalina... ma quello che mi domando io, se nasci durante la Pentecoste, Ferragosto e, soprattutto, durante il giorno di commemorazione dei defunti?

Il vero problema sta emergendo negli ultimi tempi.
Adesso la tendenza è quella di dare un nome unico ed originale.
Sempre più spesso i Vip hanno bisogno di affibbiare al nuovo erede un appellativo stravagante che ne ricordi l'unicità.
Avere sette milioni di euro a testa non era sufficiente? Evidentemente no.
La famiglia Totti ha visto bene di chiamare la loro pargoletta come un profumo: Chanel.
Non è da meno la famiglia Elkan che ha avuto la bella pensata di chiamare il figlio Oceano. Perché, di grazia, chiami tuo figlio Oceano?
E tu cara signora Gwyneth perchè hai voluto inveire contro la piccola chiamandola Apple? Hai avuto delle particolari sovvenzioni dall'omonima ditta di elettronica, oppure la Melinda ti ha assicurato una fornitura? Pensa se l'offerta gliel'avesse fatta la Lines. Come avrebbe chiamato la filgia? Tampax?
Comunque, Bob Geldof, cantante e attore irlandese, ha visto bene di chiamare le sue figlie Fifi Trixbelle (un misto tra un cane e un programma per pc), Pixie (come una delle Winx) e Peaches (Pesche), che oltre a ricalcare le orme seguite dalla Paltrow, il termine in inglese viene usato per indicare le tette; come da noi si usa la parola pere. Ora, dico io, ma se puta caso a tua figlia non vengono due belle pere, ma due capocchie di spillo, che si fa?
La famiglia Backham ha messo al mondo Brooklyn. Avrà voluto fare un omaggio alla città o alle gomme? Si vocifera che il prossimo verrà chiamato Vigorsol, così avranno la sicurezza di continuare ad essere sulla bocca di tutti.
Quel genio indiscusso di Geri Halliwell, per dimostrare che non è meno cretina della sua ex-collega, ha chiamato la figlia Bluebell Madonna (Campanelloblu Madonna), ma santissimi numi, che ti eri fumata Geri?!
Quei disgraziati di Bruce Willis e Damie Moore hanno chiamato i loro figli: Laure, Rumer, Scott e, dulcis in fundo, Tallulah Belle. Più lo leggo, più mi si attorciglia la lingua.
La lista continua e pare infinita, abbiamo Tu Morrow, Maddox, Stella del Carmen, Zuma Nesta Rock, Hazel (nocciola), Sunday Rose, Kal-El (che corrisponde al nome di Superman su Krypton) e via dicendo.
Mi domando cosa frulla nelle piccole testoline da chiuino che popolano i palinsesti, è mai possibile chiamare un figlio in questo modo? Se poi a sedici anni pippa un sacchetto di coca a settimana non c'è molto da stupirsi!

Presa dalla curiosità ho girellato un po' sul web e ho trovato una serie di primizie.
La crudeltà dei genitori spesso non ha limite e, dal momento che alcuni nascono con cognomi poco felici, perché limitarsi e non affibbiargli anche un nome in pan-dan?
E allora il nostro paese vanta la presenza di Costante Piscia (e così siamo tutti più tranquilli), Incoronata Testa (vedi bene!), Santa Casa (del Signore Amen), Dolores Morale (secondo me è di una cattiveria unica!), Immacolata Di Troia (per chi ama gli ossimori), Melo Freni (che è comunque sempre meglio di Melo Sbucci), Benvenuto Ghiotto (per la gioia di tutti i pasticceri), Italo Cittadino (per togliere ogni dubbio), Fortunata La Cognata (un po' meno la mal capitata), Fortunato Cavallo (forse sulla scia del cavallo goloso della pubblicità?), Dikanna Zucchero (e signori miei Dikanna è il nome!!), Nullo Schiappa (per assicurarsi che il pargolo nutra una buona autostima), Rosa Culetto (per evitargli inutili prese in giro), Santa Fiammante (pura e infernale), Italia Albanese (per le pari opportunità), Addolorata Estate (in memoria dei bei vecchi tempi), Guido Forte (per gli amanti del brivido)... La lista è lunghissima e se credete che me li sia inventati date un'occhiata agli elenchi telefonici presenti su internet, troverete un sacco di sorprese!

Comunque non è necessario andare in giro nel web o ascoltare le stravaganze dei Vip per trovare nomi di cattivo gusto.
Per esempio, vi è mai capitato di camminare per strada e sentir chiamare "Carlo, Carlo" e poi accorgevi che la signora non si riferiva al figlio ma al cane?
L'identikit è presto fatto: il cane è solitamente un Bulldog e il figlio uno sfigato con il nome da piccolo cucciolo (Pluto, Cicci, Fiffi, Mimmi...)
Non c'è rimedio.
Un paio d'anni fa mentre ero arenata sulle sponde di San Teodoro in Sardegna, ho sentito una nonna che rimbeccava le nipotine: "MariaCatena smettila, anche tu Crocifissa, basta!"
Ma benedetta pazienza, Crocifissa e MariaCatena ti sembrano due nomi adatti? Solo perchè sei credente devi infliggere le pene che ha subito Nostro Signore a due piccole bambine? E se, metti caso, ti piaceva viaggiare, come le chiamavi? Jetleg e Ryanair? (Il signor Travolta risponderebbe di sì dal momento che Jet è il nome di suo figlio, datogli appunto in virtù della sua passione per gli aerei!)
L'altro giorno, un mio amico, arriva trionfante dicendomi di aver finalmente trovato il nome per suo figlio che nascerà a fine giugno.
"E' maschio, oggi ce l'hanno confemato!"
"Bene! Avete già deciso il nome?"
"Sai a noi ci piaceva tanto Maria se fosse stata fammina..."
"Ma visto che è maschio avete deciso per..."
"Quindi abbiamo deciso di chiamarlo Galeazzo Maria"
"Galeazzo Maria?"
"Sì, Maria come mia nonna e Galeazzo come mio nonno. Ma non preoccuparti, tanto sono sicuro che lo chiameranno tutti Galeazzo."
"Certo, Galeazzo è davvero un bel nome, originale, unico, con un valore affettivo e soprattutto, Galeazzo, non fa rima con niente, giusto?"

Vostra gallina banalmente Valentina

Donne al 100%

  • 15 donne su 100 ieri sera hanno fatto l'amore
  • 3 donne su 100 sono innamorate di un'altra donna
  • 72 donne su 100 hanno riciclato un regalo
  • 24 donne su 100 guadagnano più del loro uomo
  • 37 donne su 100 dormono con un uomo che russa
  • 65 donne su 100 hanno simulato un orgasmo
  • 82 donne su 100 non sanno mai cosa indossare
  • 39 donne su 100 hanno perdonato un tradimento
  • 21 donne su 100 non sanno camminare sui tacchi a spillo

GRANDISSIMA FACCIA.... libro



E' imbarazzante come la piattaforma di Facebook stia prendendo campo. Un trilione di utenti alla ricerca del fidanzatino delle elementari si iscrivono e spiattellano senza ritegno la cronistoria della loro esistenza con tanto di reperti fotografici.
A due minuti dall'iscrizione scopri che le tua inchiavabile compagna di classe delle elementari ha un marito e sei figli, il tuo vicino di casa organizza festini alcolici senza mai invitarti, il fratello della tua amichetta di scuola non indossa più il pannolone ma è alto un metro e novanta e somiglia in maniera impressionante a Raul Bova, la tua professoressa delle superiori riesce a sputare la Capiroska dal naso e la tua amica ha gentilmente divulgato delle foto dove sembri la fidanzata del Mocio Vileda.
Welcome on Facebook.
L'istinto irrefrenabile del gossip ti trascina per un paio d'ore nei meandri delle bacheche e degli album fotografici.
Anna è stufa.
Giulio si spara un'ora di XBox
Chiara ha finito di lavorare
Paolo è alle prese con la nuova Tv al plasma
Sonia saluta tutti e se ne và
Giada ama tanto il suo amore

Tutti i tuoi amici lanciano un messaggio nell'etere, te non sei da meno.
Una domanda in alto ti istiga: A che cosa stai pensando?
Come una mentecatta scrivi in terza persona: Valentina è confusa
Ormai sei dentro.

Placati i facili entusiasmi iniziali cominci a misurarti con le prime difficoltà ed il tedio più assoluto.
Hai guardato tutte le foto dei tuoi amici, letto tutti gli stati d'animo, hai scoperto che Sandra è passata da una relazione complicata a single e da single a fidanzata, hai condiviso tutti i filmati che ti sono passati sotto mano, aderito all'iniziativa STOP al maltrattamento della Tenia e commentato con toni stucchevoli quelche mielosa considerazione di alcuni perfetti sconosciuti, ops amici.
Nonostante tutto, con una cadenza regolare degna di un rubinetto che perde, arriva lei: La Notifica.
Ti ammicca sospettosa a lato dello schermo suggerendoti che qualcosa di nuovo è accaduto.
Hai un invito per Take a quiz! Che figata! Nei giornali li fai sempre, qua è anche più facile, non hai nemmeno bisogno di segnare con l'eyeliner le risposte (una penna non c'è mai, quello sempre).
Con questo gesto sei entrato a pieno titolo nel mondo dello spam.
A fine giornata sei stato preso in ostaggio quarantasei volte dal rapitore seirale, hai indicato la data del tuo compleanno a trentadue dei tuoi amici e hai fatto una decina di test scoprendo a girare che: in un'altra vita eri un muflone alsaziano, se fossi un libro saresti "Il Venditore" , che conosci te stesso abbastanza bene, che saresti dovuta nascere scarpa, che se fossi un pesce saresti una carpa, che saresti dovuto nascere in Gautemala, che hai una faccia da schiaffi, che il colore che ti rispecchia di più è il grigio-topo-morto, che sei come il Cappellaio Matto di Alice, che se tu fossi un tossico saresti Bob Marley e che il tuo livello di sfiga è nella norma.
Fatto questo rifiuti quattro iniviti per palla di neve, considerando che siamo a marzo è davvero anacronistico, due inviti per guerra di bande, sei per gift e editi di nuovo il tuo stato: Valentina è ancora più confusa (ovviamente lo fai sempre in terza persona come una mentecatta).
Ma a tutto questo ci si abitua.
Una cosa alla quale non sono ancora riuscita ad abituarmi è il gruppo.
Non che non sia a favore della vita sociale, delle aggregazioni e dei Granfalloon; ma devo ammettere che nelle ultime settimane la mania mi sembra virale e senza possibilità d'arresto.
La maggior parte dei gruppi ai quali vengo gentilmente invitata dai miei superamici telematici sono aggregazioni basate su peculiarità comuni, interrogativi irrisolti e proteste varie.

I gruppi che circolano più velocemente di una Ferrari ad Imola iniziano tutti nella stessa inquietantissima maniera: Tutti quelli che
Il nome del gruppo descrive quella che dovrebbe essere una peculiarità individuale e, a puro scopo associativo e statistico ti invita ad aderire all'iniziativa.
Vi propongo alcuni dei gruppi che ho trovato:

  • Tutti quelli che si chiedono "Ma quanto cazzo è lungo il campo di Holly e Benji?"
Aggregazione che conta 79.180 membri ma che è in continua crescita.
  • Per tutti quelli che la mattina si svegliano e dicono "Che palle"
Questa delizia conta la bellezza di 371.112 membri ed è affiancata da un'altrettanto popolare primizia che recita : " Tutti quelli che quando al mattino ti dicono buongiorno pensano "Buongiorno un cazzo!"
  • Per tutti quelli che... fare sesso è meglio che fare una corsa...
Questo gruppo conta ahimè solo 65.217 membri, c'è da riflettere cari i miei maratoneti.
  • Per tutti quelli che ... "Oh Ciao"--"Ciao!"--- "Ma chi cazzo era?"--- "Cazzo ne so"
Quest'aggregazione di soggetti colpiti da amnesia fulminante o deficit cognitivo, è presente in svariate versioni: il gruppo più numeroso conta 652.736 membri, ma ce ne sono davvero molti altri.
  • Tutti quelli che... "5 minuti e arrivo", in realtà sono ancora in mutande
Questa cruda realtà conta, signori miei, 1.053.254 persone bugiarde e in perenne ritardo.

Continuo la mia ricerca e i gruppi si ripetono, una moltitudine di utenti sostiene in varie forme di aver incontrato almeno una volta nella vita una persona speciale, pare incredibile no?
Ancora più incredibile sono i quasi 500.000 utenti che amano l'estate affiancati da quelli che mangiano la Nutella con il cucchiaino (e con che cazzo la vuoi mangiare?) e da quelli che amano sorridere (purtroppo non ho individuato delle proposte antitetiche tipo: "odio l'estate", "mangio la nutella con le narici" o "detesto sorridere, piuttosto spero in una paresi facciale").
A tema sorriso, amicizia, conforto e carezze svettano quelli che protestano: "Quelli che l'hanno preso in culo da un amico" e quelli che sostengono la causa "L'amicizia è la cosa più importante". Un po' di dati alla mano e direi che, a occhio e croce, sono di più quelli che l'hanno preso in culo (citando il testo ovviamente).
A tema cibo e bevante ci sono svariati sostenitori del mangiare, intesa come attività finalizzata al nutrimento, e svariati sostenitori dell'alcolizzarsi, tra questi mi sento, non a cuor leggero, di citarvi: "Non sono io che sono alcolizzato sei tu che non bevi un cazzo" con i suoi 133.694 membri, "I miei amici si sposano, io mi ubriaco" con 182.372 membri e "No stasera non bevo" e poi sei più ubriaco del giorno prima" con i suoi 97.247 membri.
A tema sesso e amore troviamo un'infinità di varianti. I più originali sostengono di esercitare il loro diritto alla fornicazione, altri lo paragonano e preferiscono a futili attività, altri ancora ritengono di aver fatto l'amore almeno una volta nella vita con una persona speciale (e le altre volte?).
A tema scuola e compiti, originalissime perle ci vengono offerte da coloro che si aggregano dichiarando femamente che amano il suono della campanella, da quelli che quando il docente deve selezionare un alunno da interrogare fanno gli indifferenti e da coloro che preferiscono le vacanze.
I gruppi più numerosi e con più sfaccettature sono quelli che acclamano sè stessi come forti, imbattibili, fiduciosi. Quelli che non mollano mai, quelli che se vengono schiaccitati da un'autocistera si rialzano, quelli che si sono fatti da soli, quelli che dicono basta a chi non mi accetta per quello che sono.
Quelli che sono speciali, unici, irripetibili, ineguagliabili proprio come tutti gli altri 789.392 membri del gruppo.

Vostra gallina tutti quelli che Valentina

Don't worry! Be happy!


Ho superato la soglia sei mesi! Vivo in Scozia da Settembre.
Pensavo che sarebbe stato più facile resistere sott'acqua che in questo posto e invece sono ancora qua a combattere contro le intemperie polari e la cucina veloce.
Quando ti trasferisci in un paese straniero ci sono subito una serie di persone che sono sollecite nel prepararti ad affrontare la nuova sfida, "Lì guidano al contrario!" "Lì bevono come spugne!" "Lì indossano il kilt!" Quindi ero abbastanza preparata a farmi asfaltare al primo incrocio, ad alcolizzarmi senza pietà e a vedere uomini in gonnella.
Non è stato sufficiente.

Cammini per la città, un occhio alla strada (con la guida al contrario è sempre bene stare all'erta), uno alle vetrine, la musica nelle orecchie e le mani rigorosamente inguantate e in tasca. Prosegui nel tuo percorso indisturbata e ti lasci andare alla colonna sonora sparata dal tuo Ipod, sei come in un film: ambientazioni metropolitane, la protagonista che cammina sola sotto una pioggerellina irritante e una canzone d'amore che urla. Mentre ti godi la trama e ti senti regina per qualche minuto lo intercetti.
Il tuo avversario è bianco come Michael Jackson, ha i capelli arancioni come Pippi Calzelunghe, un abbigliamento sobrio e viene dritto dritto nella tua direzione.
Mancano ancora una ventina di metri. Studi le sue mosse, cambierà traiettoria? Ci scontreremo?
Sposti l'angolazione del tuo incedere di qualche grado e lui, lui si sposta con te.
Ancora nella stessa traiettoria, adesso vi separano una decina di metri.
Ancora qualche passo e lo senti.
E' ad una distanza di circa 5 metri e ti ha detto: "Sorry"
Si è scusato.

Le prime volte era abbastanza divertente. Un modo per dire una parola in inglese, lui ti dice "Sorry" e tu rispondi "Sorry" e ti domandi: "Ma sorry de che???"
Però non ci fai caso e continui a camminare. Dieci metri più tardi arriva un altro "Sorry". stessa storia, stessa situazione. Non ti ha nemmeno sfiorato e ti ha chiesto scusa.
Il panico degli scozzesi scatta quando giri l'angolo di una strada e ti ritrovi faccia a faccia. "Sorry, oh sorry!" e tu "Sorry". Ma di cosa? Di aver fatto quella strada? Di cosa dovrei scusarmi esattamente? Di esistere?

Dopo alcuni mesi di soggiorno ho capito che il Sorry è lo sport nazionale. Praticato senza distinzioni di età e sesso.
Incrociamo i nostri sguardi? Allora "Sorry".
Siamo sulla stessa traiettoria ma in verso contrario? Allora "Sorry".
Esisti? Allora "Sorry".
Tocchiamo lo stesso prodotto su uno scaffale? Allora "Supersorry".
Non sai qualcosa che ti sto chiedendo? Allora "Sorry".
Ti ho appena ucciso il chiwawa facendo retromarcia? Allora "Sorry".
Mi hai involontariamente rovesciato una pinta di birra sul cappotto nuovo? Allora sei stronzo cazzo! Ops, allora "Sorry".

Una delle evoluzioni più interessanti del Sorry mi è successa al supermercato.
Ero intenta a fare la spesa ed indecisa se comprare un prodotto surgelato a base di frattaglie oppure direttamente del veleno per topi. Quando finalmente decido che avrei comprato entrambi ed eventualmente usato il veleno per topi al posto del Digerselz, lo vedo che arriva. Giovane, con il volto zombiezzato, l'incedere goffo, una maglietta con scritto "FCUK" (non è un errore di battitura, qua vanno di moda così) e un sorriso beffardo.
So che cosa vuole, vuole spararmi un bel "Sorry", ma non glielo permetterò.
Come una lucertola tra le frasche, giro repentina il carrello e mi infilo in una corsia.
Salva.
Indifferente e guardinga afferro uno stura lavandini, così, tanto per non dare nell'occhio; nello stesso momento un'ignara signora si dirige sul medesimo oggetto e zac... "Sorry".
Fregata! Ma non cedo, la guardo e forte dei miei progressi linguistici rispondo: "Oh don't worry"
La signora mi guarda perplessa e mi risponde: "I'm not worried" e a questo punto mi tocca spararle un "Sorry".
Ha vinto lei!
Torno a casa con tutti i miei topi nelle buste della spesa, sembro il pifferaio magico. Chiedo delucidazioni.
Perchè la signora era sorry ma non era worry?
In italiano quando mi dici "Scusa" io rispondo "Non preoccuparti", ma tu non te lo sogni nemmeno di dirmi "Oh ma io non sono preoccupata!"
Il worry è un'altra storia.
Sorry chiama Sorry come il tre di cuori chiama l'asso.
Il Worry si usa in casi differenti tipo:
Mamma ho appena incendiato la casa, ma non worry
Tesoro ho involontariamente perso un arto giocando a subbuteo, ma non worry
Cara ho involontariamente venduto nostro figlio ad un trafficante di organi, ma non worry

Il worry è una cosa seria, il sorry un pas-par-tout.

Immaginate per un attimo se avessi continuato la conversazione al supermercato con la signora:

"Sorry"
"Oh don't worry"
"Ma io non sono worry"
"Ah, credevo che fossi worry. allora sorry"
"Ah sorry"
"Oh, don't worry"
"Ma io non sono worry"
"Ah, sono sorry per aver pensato che tu fossi worry. Sorry"
"Sorry"
"Oh, don't worry"

Non vedo una via d'uscita.

Vostra gallina yes we can Valentina

Giardinaggio post-traumatico da stress


La donna è come un delicato fiore. Originale vero? Il web è pieno di sedicenti poeti che ci propinano questa analogia così profonda. Fortunatamente il secondo risultato di google suggerisce che: Il primo uomo che disse che la donna è bella come un fiore fu un genio. Il secondo, un cretino.
Quello che mi permetto di dire io è che, se la donna è un fiore è bene che gli uomini imparino un po' di giardinaggio!!
Mi pare chiaro che, per quanto inflazionata e restrittiva, l'analogia sia piuttosto calzante. Non definirei la donna necessariamente un fiore, ma siamo sulla buona strada.
Ci sono svariati tipi di donne che corrispondono ad altrettanti tipi di piante.
Ai due estremi troviamo la donna Cactus e la donna Ninfea.
La donna Cactus è quella acida, disillusa, bisbetica e inavvicinabile. E' quella che non si depila, quella che fuma come una multinazionale petrolifera, quella che indossa solo pigiami grinzosi a strisce e si è tatuata sulla fronte che cazzo guardi. Sicuramente una preda non molto ambita.
La donna Ninfea è tutta un'altra storia, delicata, sensibile, accogliente, fragile e bella. E' quella che cucina magistralmente, che sembra Biancaneve ma non ha tutti e sette i nani tra la balle, è quella che sorride e ti ascolta come un prete confessore ed ha sempre la parola giusta. Bella, sexy, affascinante, paziente, misteriosa e fragile, la donna Ninfea è una delle prede più desiderate.
Tra queste due tipologie troviamo una ricca varietà di sfumature.
Abbiamo la donna Edera, soffocante e attaccata alle calcagna come una carogna, decisamente non il tipo che preferisco. Il panorama botanico ci offre anche la donna Orchidea, delicata e suscettibile, non le pende mai un pelo e si veste solo in colori pastello. La donna Orchidea è acerrima nemica della donna Cicoria, bonaria, alla mano, che si adatta ad ogni circostanza e ruba i maglioni al marito quando si veste bene. Ad affiancare queste due primizie abbiamo la donna Bonsai. Questa deve essere curata con particolare attenzione, però, come suggeriscono i proverbi nelle botti piccole ci sta il vino buono e donna nana tutta...
Comunque, il motivo di questa mia, non è certo analizzare in maniera esaustiva tutte le tipologie femminili. Quello che però mi pare evidente è la differenza sostanziale e l'aspetto saliente che fa sì che questa diversità sussista.
Come ogni pianta, anche la donna è un seme, un seme in puro divenire. L'esito di questo seme dipenderà, non solo dall'indole della donna, ma dalle cure del maschio giardiniere. Maschio giardiniere, lo sai qual è la differenza tra un cactus e una nifea?!? Che il cactus non viene mai annaffiato e la ninfea vive nell'acqua!!! Rifletti maschio e comportati di conseguenza!!

Per concludere, mie Galline, vorrei citare una frase di De Andrè : Dai diamanti non nasce niente e dal letame nascono i fior...

Se voi, come me, di stronzi ne avete avuti tanti e di diamanti pochi, che ne dite di iniziare a preparare un bel terreno concimato ad ex e piantare un fiorellino in loro memoria? Prima o poi arriverà anche il diamante...

Vostra gallina sempreverde Valentina

Curiosità Bestiali

  • L'orgasmo di un maiale dura 30 minuti.
  • Umani e delfini sono le uniche specie che fanno sesso per piacere.
  • Alcuni leoni si accoppiano piu' di 50 volte al giorno.

Lo voglio piccolo!



Il fidanzato della mia amica è fissato con il cellulare.
E' vero che attualmente è una pratica piuttosto diffusa alla quale dedichiamo per gran parte della giornata, ma, parliamoci chiaro, prima come facevamo a vivere?
Mi ricordo che agli albori della mia adolescenza ci si dava un appuntamento in via Roma e ci si trovava tutti lì; in caso di dispersi si aspettava qualche minuto, a volte anche un'oretta e poi si cominciava a vascheggiare.
Mi ricordo che ci si scriveva i bigliettini e si metteva già le opzioni di risposta da crocettare (SI, NO, FORSE) e mi ricordo anche che si passava giornate intere a fare perizie calligrafiche.
Mi ricordo che quando telefonavi a qualcuno dovevi passare dalle grinfie dell'adulto. Chiamavi al telefono di casa e rispondeva un'entità terrificante: il genitore. Per questo motivo, prima di fare il numero, ripetevi mentalmente tre o quattro volte la frase da dire "Salve signora, sono Tizia, un'amica di Caio. Me lo può passare?".
Mi ricordo che si faceva la ronda alle cabine per vedere se qualche anima pia aveva dimenticato una scheda telefonica (con o senza soldi dentro, tanto tutti si faceva la collezione!), mi ricordo che, nel dubbio, ti portavi sempre una rubrica telefonica tascabile, ma i numeri li sapevi tutti a memoria.

Poi... Poi è arrivato lui.
Senza preavviso, una mattina è entrato di prepotenza nei nostri bilanci familiari portandosi via l'italiano, la privacy e la comunicazione diretta.
Ne avevamo tutti davvero bisogno! Come abbiamo fatto a vivere senza? Come siamo sopravvissuti alle intemperie della vita e agli imprevisti senza questo avvincentissimo marchingegno in grado di fare foto, filmati, caffè e cozze marinate? Non me lo spiego.

Adesso ti dai gli appuntamento con un sms e prima di uscire fai uno squillino. Se fai sette nanosecondi di ritardo ti arriva un messaggio cifrato: "Dv 6?" .
Non esistono più i bigliettini e le perizie calligrafiche, esiste l'sms. 160 caratteri di passione e sinteticità. I bambini ormai non sanno più scrivere una frase normale, se gli domandi "Come stai?" ti rispondono: "+o- tt bn :) " e ti viene immediatamente voglia di chiamare la neuro.
Il cellulare è l'ancora di salvezza dei genitori apprensivi, prima esistevano le raccomandazioni: " Copriti, mangia, corri ma non sudare, non dare confidenza agli estranei, non ti drogare..." adesso invece durante il tragitto ti chiamano, ti chiedono se è bel tempo (e tu sei ancora nella via di casa), si sincerano che tu abbia preso il giacchetto, la sciarpa e i guanti (siamo a giugno, ma non si sa mai!). Qualche minuto dopo ti chiamano per farti solo un saluto e per sapere se è tutto ok. Un paio di ore più tardi ti interrompono durante la partita di calcetto per assicurarsi che tu non stia sudando. Al ristorante ti domandano se mangi, se bevi e se sei ubriaco (gli amici seduti al tavolo con te ti sfottono e tu improvvisi un'emergenza e torni a casa!).
Il cellulare è un'arma letale in mano ai genitori.
Mio padre ha imparato da qualche anno ad usare magistralmente gli sms, ma non conosce i misteri della punteggiatura. Nella sua fantasia il messaggio è una versione a portata di mano del telegramma: paghi un tot a parola. Quindi, quando scrive sms, vengono fuori cose di questo tipo: tutto bene a te baci.
Comunque devo ammettere che c'è stato un notevole miglioramento da quando ha scoperto che esiste lo spazio, prima intervallava le parole con il punto o le scriveva direttamente tutte attaccate: tuttobeneatebaci. Un incubo. A parte qualche fraintendimento da T9 non combina grossi disastri.
Non come l'ammazza italiano mamma di una mia amica. Abbrevia tutto l'abbreviabile e sostituisce ogni "c" con una "k", il risultato è più o meno questo: "km st? tt ok? kiama ogni tn xké c manki!!" E da quando? Prima o dopo la lobotomia bilaterale?
Altro fastidiossissimo morbo dilagato dopo l'avvento degli sms e della tecnologia sono le faccine e le sigle. Ormai non ci si vuole più bene, ci si v.t.b.; ormai non si ride, si LOL; ormai non si è felici, si è XD, non ci viene più chiesto di richiamare il più presto possibile, ci viene chiesto di richiamare ASAP. Paradossalmente un liceale comprende più facilmente una frase così: "LOL, tvb! ci sentiamo ASAP" che il "cogito ergo sum".

Comunque c'è poco da lamentarsi, ormai siamo tutti schiavi dei sorrisini e di quei maledetti 160 caratteri. Conosciamo meglio le tariffe del nostro operatore che la costituzione italiana e abbiamo raggiunto una capacità di sintesi degna dei maestri ermetici.

Come dicevo all'inizio, il fidanzato della mia amica è fissato con il cellulare, ne cambia uno ogni due mesi e lo coccola come un neonato. Auricolare, mascherina, custodia, carica batteria da automobile, applicazioni scaricabili a 700 euro al secondo, coccole prima di dormire e prosciutto cotto senza grasso! Insopportabile.
La caratteristica principale del suo fedele compagno di vita è la dimensione. E' noto come gli uomini siano ossessionati da questa caratteristica. L'ultimo che ha comprato è grande come una pasticca da lavastoviglie, metallizzato come una BMW e pratico come un tritacarne a manovella. Per digitare un numero di telefono ha bisogno di uno spillo e della pazienza di un amanuense, per scorrere la rubrica gli serve un rappresentante dei lillipuziani e per fare una telefonata il mago Silvan.
Lo volevi piccolo? Beccati questa!

Vostra gallina vvumd Valentina

Parrucchieri post-traumatici da stress


Noi tutte, sappiamo benissimo che la donna ha il suoi linguaggio, i suoi riti e le sue problematiche.
Capita, purtroppo, che ogni tanto, un tir con doppio rimorchio faccia inversione a U e decida di passare dritto dritto nel bel mezzo delle nostra relazione sentimentale. Se poi, il tir in questione, trasporta liquidi infiammabili, capite bene che scattano lotte intestine e vendette sanguinose.
Finita la fase dei piccioni morti sul pianerettolo di casa di lui, delle telefonate nel cuore della notte, dei pedinamenti imparruccati e della cicuta nella sua pizza da asporto, scatta una fase importantissima per ogni donna: Il Taglio Di Capelli.
Tagliarsi i capelli non è solo un vezzo al quale ci dedichiamo con periodicità, ma un vero gesto liberatorio e simbolico.
La necessità impellente di proporre nuove capigliature, con colori improponibili, acconciature richiamanti vagamente un picchio cenerino e ciuffi alla Malgioglio, sono un modo chiaro ed inequivocabile per brindare alla nostra ressurrezione.
Quando ti dirigi a falcate baudiane dal tuo parrucchiere di fiducia hai in mente un nuovo look, sobrio ma allo stesso tempo eccentrico, che ti liberi dal giogo funesto dell'ex che ti ha appena scaricato.
Bene.
Questo è il primo passo.

Il problema reale si verifica quando, armata di fiducia incondizionata verso il futuro, guardi il tuo parrucchiere e alla domanda "Che taglio facciamo?" rispondi: "Fai te!"

A questo punto la vena artistica dello sforbiciatore folle inizia a pulsare, le sue pupille si dilatano e cade in una trans ipnotica; lo spirito guida del parrucchiere lo diffida da tenerti vicino ad uno specchio e procede indisturbato nella sua opera creativa.

La prima fase è lo shampo.
La shampista solitamente ha delle unghie alla Wanda Osiris e una strana tolleranza all'acqua a bollore. Quando finalmente finisce di avventarsi sulla tua cute ti sembra di essere una strega reduce da una tortura medioevale e ti dirigi piena di speranza sula sedia del colore.

A questo punto inizia una catena di montaggio; vengono chiamate a raccolta tutte le marmotte del Milka che, dopo averti spennellato come un tacchino, iniziano ad impacchettarti di carta stagnola e ti infilano in forno.
Uscita dal forno passi nuovamente sotto le grinfie affilate di Wanda per poi dirigerti dal genio creativo sulla poltrona dei tagli.

Dopo trenta minuti il pavimento ricorda vagamente la stanza per la tosatura del bestiame e ti domandi se ti ha lasciato qualcosa sulla testa, ma non riesci a vederti, lo specchio non è a portata di sguardo ed ogni volta che ti muovi il genio creativo ti bacchetta.

"Sei un incanto!" il genio, ancora in trans, dà la sentenza ad opera ultimata.

I tuoi occhi somigliano a quelli di uno che si è appena calato un acido e una piccola parte di te spera che l'immagine che vedi riflessa nello specchio sia dovuta ad un'allucinazione.
Frangia tipo pennello cinghiale, cotonatura all'altezza della fontanella, scalpo posteriore, ciocche impertinenti e più lunghe di dieci centimetri ti salutano ai lati. L'effetto globale è quello di chi ha appena perso una scommessa e pagato pegno. Unica nota positiva è il colore, lì eri disposta ad osare, tu.
Lui no.
Un'ora tra le mani delle marmotte del Milka e hai lo stesso identico colore che avevi quando sei entrata, unica differenza è che adesso la punta delle orecchie e le basette sono in tinta con i capelli.

"Ti piace?" domanda ancora il genio creativo come se tu fossi una modella di Armani pronta per una sfilata a tema Gli errori fatali degli anni '80.

E' in questo preciso momento che la donna ha la possibilità di riprendere in mano la sua vita e attuare la svolta.

Quando finalmente, dopo tante frustrazioni, hai il coraggio di guardare dritto nelle palle degli occhi il tuo parrucchiere ed urlargli con la veemenza di Wanna Marchi che è uno stronzo ti sei finalmente liberata di tutti i fantasmi del passato.

L'ho sempre detto che andare dal parrucchiere fa bene!


Vostra gallina pettinata coi raudi Valentina

Vecchia e Zitella


Acida e avvizzita come una prugna al sole. Ruminatrice indiscussa di caramelle alla menta, siedo su una poltrona di velluto mentre guardo la trecentomilionesima puntata di Beautiful. Sul tavolino un pacchetto di sigarette vuoto e un posacenere pieno, accanto le urla dei vicini incazzati come anguille per il volume della TV. Poco distante una cagnolina con il pelo ingiallito e lo sguardo complice.
Nella mia camera un grande letto immacolato, avvallato solo da un lato, il mio. Nell'armadio vecchi vestiti puzzolenti di canfora.
No, ragazzi, mi dispiace ma non voglio fare questa fine! Nossignore!

Ventisei anni di gnocca, mora e permanentata.
Un forte spirito di iniziativa, legato ad un sano istinto di sopravvivenza.
Confusa ed annaspante più o meno da sempre, ma confido di risolvere la situazione (almeno quella relativa all'annaspamento).
Acida, abbastanza. Ma chi non lo è di questi tempi?
Sono una mangiatrice di limoni (credo vivamente che contribuiscano alla mia acidità) e adoro la Coca Cola .
Sono contro la parità tra i sessi. Accidenti signore, perchè dobbiamo fregarci proprio con le nostre mani?
Scrivo, più che altro straparlo su carta. Anche a quattrocchi però sono piuttosto logorroica ed egocentrica.
Mi piacciono le chiacchere notturne, le ambizioni, i tarocchi e le buone notizie. Adoro i film di Woody Allen, l'odore della plastica, i tacchi alti e la cartoleria. Ho le testa tra le nuvole, i piedi per terra e le mani in pasta per la maggior parte del tempo.
Non sono credente ma sono credulona, mi piacciono le persone sincere, ma non faccio parte del partito "Verità ad ogni costo", apprezzo le serietà, ma non sopporto chi si prende troppo sul serio. Quando osservo senza parlare solitamente non è un buon segno.
Non mi piace l'acqua ghiaccia e la cattiveria.
Odio le complicazioni dell'ultimo momento, i treni in ritardo e i cattivi odori.
Non sopporto chi usa 10 parole quando ne pastano 3 e chi si ammanta di mistero per celare banalità.
Mi piacciono le unghie smaltate, i sorrisi smaglianti e le calze a righe.
Se potessi parlare con qualcuno che non c'è più avrei due domandine per Freud e un altro paio per Gesù; se poi avessi un'ulteriore possibilità chiederei al Principe Azzurro della Bella Addormentata e a quello di Biancaneve come hanno fatto a non essere scambiati per necrofili.
Non mi piacciono gli uomini che passano più tempo di me in bagno e le donne che non conoscono la differenza tra uno stronzo e un fidanzato.
Mi irritano le persone fissate con l'estetica e quelle che invece di guardarti il culo sostengono di guardarti dentro.
Non mi piace sbagliare, infatti lo faccio raramente; però mi piace andare al mare e a questa pratica dedico tempo appena posso.
Mi piace l'impasto della pizza mentre lievita, mi piace parecchio meno quando non lo fa.
Sono scaramantica e credo nell'oroscopo solo quando mi dà buone notizie.
Non sono una modaiola, ma odio il cattivo gusto.
Sono intelligente almeno quanto le persone che mi sono vicine, ma sono sicuramente più stordita di loro.
Non sono a favore delle droghe e 4 tequila sale e limone sono state sufficienti a farmi dimenticare una serata.
Sono permalosa, ma accetto le critiche se ben motivate.
Sono solidale con gli uomini costretti a sopportare il cervellotico mondo femminile e sono una cervellotica rappresentante e sostenitrice del gentil sesso.

Detto questo mi appello a coloro che avranno modo e voglia di leggere i miei sproloqui: sostenete la causa ed aiutatemi a non diventare quella zitella inacidita e sola che vi ho descritto all'inizio!

Vostra gallina speranzosa Valentina