Parrucchieri post-traumatici da stress


Noi tutte, sappiamo benissimo che la donna ha il suoi linguaggio, i suoi riti e le sue problematiche.
Capita, purtroppo, che ogni tanto, un tir con doppio rimorchio faccia inversione a U e decida di passare dritto dritto nel bel mezzo delle nostra relazione sentimentale. Se poi, il tir in questione, trasporta liquidi infiammabili, capite bene che scattano lotte intestine e vendette sanguinose.
Finita la fase dei piccioni morti sul pianerettolo di casa di lui, delle telefonate nel cuore della notte, dei pedinamenti imparruccati e della cicuta nella sua pizza da asporto, scatta una fase importantissima per ogni donna: Il Taglio Di Capelli.
Tagliarsi i capelli non è solo un vezzo al quale ci dedichiamo con periodicità, ma un vero gesto liberatorio e simbolico.
La necessità impellente di proporre nuove capigliature, con colori improponibili, acconciature richiamanti vagamente un picchio cenerino e ciuffi alla Malgioglio, sono un modo chiaro ed inequivocabile per brindare alla nostra ressurrezione.
Quando ti dirigi a falcate baudiane dal tuo parrucchiere di fiducia hai in mente un nuovo look, sobrio ma allo stesso tempo eccentrico, che ti liberi dal giogo funesto dell'ex che ti ha appena scaricato.
Bene.
Questo è il primo passo.

Il problema reale si verifica quando, armata di fiducia incondizionata verso il futuro, guardi il tuo parrucchiere e alla domanda "Che taglio facciamo?" rispondi: "Fai te!"

A questo punto la vena artistica dello sforbiciatore folle inizia a pulsare, le sue pupille si dilatano e cade in una trans ipnotica; lo spirito guida del parrucchiere lo diffida da tenerti vicino ad uno specchio e procede indisturbato nella sua opera creativa.

La prima fase è lo shampo.
La shampista solitamente ha delle unghie alla Wanda Osiris e una strana tolleranza all'acqua a bollore. Quando finalmente finisce di avventarsi sulla tua cute ti sembra di essere una strega reduce da una tortura medioevale e ti dirigi piena di speranza sula sedia del colore.

A questo punto inizia una catena di montaggio; vengono chiamate a raccolta tutte le marmotte del Milka che, dopo averti spennellato come un tacchino, iniziano ad impacchettarti di carta stagnola e ti infilano in forno.
Uscita dal forno passi nuovamente sotto le grinfie affilate di Wanda per poi dirigerti dal genio creativo sulla poltrona dei tagli.

Dopo trenta minuti il pavimento ricorda vagamente la stanza per la tosatura del bestiame e ti domandi se ti ha lasciato qualcosa sulla testa, ma non riesci a vederti, lo specchio non è a portata di sguardo ed ogni volta che ti muovi il genio creativo ti bacchetta.

"Sei un incanto!" il genio, ancora in trans, dà la sentenza ad opera ultimata.

I tuoi occhi somigliano a quelli di uno che si è appena calato un acido e una piccola parte di te spera che l'immagine che vedi riflessa nello specchio sia dovuta ad un'allucinazione.
Frangia tipo pennello cinghiale, cotonatura all'altezza della fontanella, scalpo posteriore, ciocche impertinenti e più lunghe di dieci centimetri ti salutano ai lati. L'effetto globale è quello di chi ha appena perso una scommessa e pagato pegno. Unica nota positiva è il colore, lì eri disposta ad osare, tu.
Lui no.
Un'ora tra le mani delle marmotte del Milka e hai lo stesso identico colore che avevi quando sei entrata, unica differenza è che adesso la punta delle orecchie e le basette sono in tinta con i capelli.

"Ti piace?" domanda ancora il genio creativo come se tu fossi una modella di Armani pronta per una sfilata a tema Gli errori fatali degli anni '80.

E' in questo preciso momento che la donna ha la possibilità di riprendere in mano la sua vita e attuare la svolta.

Quando finalmente, dopo tante frustrazioni, hai il coraggio di guardare dritto nelle palle degli occhi il tuo parrucchiere ed urlargli con la veemenza di Wanna Marchi che è uno stronzo ti sei finalmente liberata di tutti i fantasmi del passato.

L'ho sempre detto che andare dal parrucchiere fa bene!


Vostra gallina pettinata coi raudi Valentina

0 commenti: