I am a tea person. Almost


Non so esattamente per quale strano motivo il mio cervellino di Gallina non aveva partorito questa brillante idea prima d’ora.
Mi sono iscritta ad un corso di inglese, qua, in Glasgow City.
Finalmente.
Ho pagato le prime due settimane e ho cominciato lunedì, ore 9.


Alle 8.20 ero già fuori di casa. E dopo 6 miseri minuti ero già arrivata.
Della serie piccole secchione crescono.
La scuola si era premunita di informarmi via mail che dalle 9.00 alle 9.12 ci sarebbe stato un tour della scuola, dalle 9.12 alle 9.23 un messaggio di benvenuto e dalle 9.23 alle 9.52 la valutazione del livello di inglese. Il dettagliatissimo ed inquietantissimo programma, che prevedeva un vuoto di 7 minuti, proseguiva annunciando che dalle 10.00 alle 10.10 ci sarebbe stata un’analisi della modulistica, con tanto di fotocopia di documento di identità e raccolta fototessera per prossima realizzazione tesserina studenti. Distinti saluti, arrivederci e grazie.
Nonostante la meticolosità nell’orario, la mail mi avvertiva che mi avrebbero potuto fare qualche domanda personale.
Che vuol dire?
Nel dubbio mi ero preparata delle frasettine in inglese da snocciolare in caso di necessità (fare una pessima figura già dal primo giorno mi scocciava alquanto).
  • Frase n°1: I’m 27 years old, I know, I know, I look younger. Thanks
  • Frase n°2: If you think that my english isn’t good enough it’s because you have never listen to his english (ammiccando con lo sguardo un qualsiasi altro studente, preferibilmente asiatico).
  • Frase n°3: I’m not a coffee person, I prefer tea. (Cosa assolutamente falsa, ma è bene integrarsi da subito).
  • Frase n°4: God bless the queen.
  • Frase n°5: Who lives hoping dies shitting. Sorry for the bad word, but when it’s needed it’s needed.
  • Frase n°6: I love Nessie (Vedi parentesi frase n°3).
Ad ogni modo, il largo anticipo mi ha permesso di rendermi conto che alle 8.30 non c’è ancora il sole a Glasgow. E nemmeno alle 9.00.
Arrivata nel disimpegno situato all’ingresso della scuola, noto una serie interminabile di cartelli crocifissi al muro.
  • Cartello n°1: Spegni il tuo cellulare (immagine: una clipart di word con un cellulare)
  • Cartello n°2: Non lasciare i tuoi oggetti incustoditi (immagine: una clipart di word con omino nero stilizzato e zaino)
  • Cartello n°3: Come si dice …….. in inglese? (immagine: un’immagine scaricata da google di un ragazzotto stile cartoon che si gratta la testa)
  • Cartello n°4: Come si fa lo spelling di …….? (immagine: disegno di 3 cubi per neonati con su scritto ABC, rubati direttamente al logo della Pampers)
  • Cartello n°5: Mantieni l’ambiente pulito. (immagine: freccia nera che punta verso il basso – in direzione di un cestino-).
  • Cartello n°6: Ascolta la radio in inglese, guarda film in inglese, guarda la tv in inglese. (immagine: una clipart scaricata da google raffigurante radio retrò, cinepresa retrò e tv retrò).
A questo punto osservare i cartelli non mi è sembrata più una cosa tanto interessante.
Trovo finalmente un essere umano sufficientemente sorridente per potergli chiedere: “Dove devo andare?”.
Dopo aver appurato che non ero la nuova donna delle pulizie, la cortese sconosciuta mi chiede il risultato che avevo ottenuto compilando il questionario di verifica online (obbligatorio per accede alla scuola e, scoprirò in seguito, unico straccio di test che verrà mai effettuato per verificare il mio grado di conoscenza della lingua). “I-n-t-e-r-m-e-d-i-e-i-t” rispondo e snocciolo subito la prima grandiosa figura di merda sbagliando la pronuncia.
Perfetto.
Dopo 10 minuti ero in classe, seduta al banco, senza benvenuto, senza tour della scuola, senza richiesta di documento, controllo modulistica e domande personali.
In classe: Io, una cinese (o japponese, o coreana, o tailandese), 1 libanese e un turco. Come nelle barzellette.
Dopo poco i turchi erano saliti a 3, come i libanesi; i cinesi (o japponesi, o coreani, o tailandesi) erano diventati 2. Prima delle 9.00 si aggiungono anche altri 3 elementi: una ragazza della quale ho potuto vedere soltanto gli occhi, un tipo con una cicatrice che gli prendeva tutta la guancia e un terzo soggetto del quale non riesco proprio a ricordare niente. 
In questo squarcio post-moderno di pari opportunità ed integrazione io ero l’unica nuova nella classe. L'emarginata un po' sfigata.
Tre ore e una lavagnata di vocaboli dopo, la lezione era finita.
Sto impacchettando tutti i miei arnesi da studentessa secchia e zelante quando vengo informata che ci sarà un piccolo meeting per le new entry (chissà se hanno detto meeting e new entry per fare i fighi come facciamo noi italiani oppure solo perché non hanno altra scelta?).



12.17: Benvenuto.


-Ragazza bionda e pallida: “Benvenuti alla scuola di inglese di Glasgow”


12.17 e 14 sec: Fine messaggio di benvenuto.


12.17 e 15 sec: La tipa bionda e pallida (che è anche sorridente, giovane e parla alla moviola) si congeda per prendere delle cose.


12.25: Tour della scuola.


La giovane-bionda-sorridente-pallida-che-parla-alla-moviola ci distribuisce delle agende omaggio della scuola. A pagina 3 facciamo il tour  della scuola osservando la piantina presente nell’agenda. (Dopo un minuto capisco che si tratta della mappa del quartiere dove si trova situata la scuola). “Dista a soli 3 minuti dal Distretto di Polizia”. Interessante.


12.39: Modulistica


Revisione moduli precedentemente compilati. Consegna passaporti e fototessera. Sei degli otto studenti presenti hanno un'espressione vagamente somigliante al Daubentonia del Madagascar (Non conosci il Daubentonia? Una foto è disponibile qui.)


12.43-12.46 Otto studenti che non si conoscono rimangono chiusi nella stanza.


Ragazza-dizione:“Ao ma bure du sei idagliana?”
Io: “Sì”
Ragazza-dizione:“Io so' de Ladina”
Io: “Maddai?”
-3 secondi di silenzio-
Ragazza-dizione: “Scusa eh, ma gome se dige sargiggia in ingrese?”
Io: “Sausage”
Ragazza-dizione: “Embè, SOSAGE e che ‘j ho detto io ar Profe? Sosage ‘j ho detto. Ma te ggiuro che nu’ me gabiva. Essaj che ‘jè-l'ho detto. Nu’me gabiva”
Io: “Maddai?”


12.46-12.59 Presentazione scuola.


Vietato fumare. Vietato lasciare oggetti incustoditi. Vietato arrivare in ritardo. Vietato mangiare. Obbligatorio parlare inglese. Obbligatorio comprare il libro. Obbligatorio mantenere l’ambiente pulito. Obbligatorio pagare le lezioni in anticipo di almeno 5 giorni. Obbligatorio fare i compiti in classe. C’è la macchinetta del caffè, ma se lo vuoi te lo paghi.
Volevo dirle che sono una tea-person (Frase n°3), ma per qualsiasi domanda/lamentela/informazione dobbiamo rivolgersi a Vicki.


Ma chi cazzo è Vicki? (Espressione da Daubentonia del Madagascar)




Vostra coffee-Hen Valentina

2 commenti:

Il Pollocane said...

ha ha ha ha sembra una storia inventata!!! :-D

Valentina said...

Niente di inventato ovviamente. Tutto assolutamente vero.