Quattro lavatrici in sei giorni



Ho fatto quattro lavatrici.

In sei giorni.

No, non sono spuntati per gemmazione pargoli a profusione, né tanto meno ho deciso di ospitare una mandria di gente nel mio salotto. Siamo ancora in due, io e Jude Law (non che viva improvvisamente con Jude Law, ma il mio Principe dagli occhi Azzurri gli somiglia abbastanza).

E’ possibile che due soli esseri umani, nemmeno tanto attivi, sporchino così tanti indumenti?

Sì, è possibile.

Jude, come molti Principi, non conosce bene la strada che conduce all’armadio, quindi ogni volta che si toglie un indumento non lo ripone sul ripiano dove lo aveva trovato, ma lo lascia sul divano. Se sono fortunata sulla sedia di cucina. Se sono ancora più fortunata sul pavimento. Se sono fortunatissima sul divano, sulla sedia di cucina e sul pavimento (qua è obbligatorio vestirsi a strati).

Inevitabilmente, il giorno seguente, decide che tutto sommato la maglietta del giorno prima non ha intenzione di rimettersela, quindi opta per un nuovo indumento. Dopo due soli giorni, nel divano giace una serie informe di capi d’abbigliamento che la sottoscritta è costretta a raccogliere e portare in un misterioso luogo: il cesto dei panni sporchi.

Long story short: 4 lavatrici in 6 giorni.

La dinamica che sottende a questa sovrabbondanza di vestiario da detergere è sottile, ma individuabile.

Dopo due soli giorni di osservazione ho potuto constatarne alcune componenti determinanti.

LA MORFOLOGIA DELL’ARMADIO DEL MASCHIO

Una caratteristica fondamentale dell’armadio dell’homunculus comunis è che c’è un’indifferenziazione di fondo tra i vari capi di vestiario. Il maschio moderno è armato di jeans nella parte bassa e di t-shirt/camicia/polo nella parte alta. A questi si aggiunge uno strato superiore caratterizzato da una felpa o un maglione. Il maschio può permettersi di mischiare con grande libertà colori e stoffe e il risultato sarà quasi sempre accettabile. Noi donne per contro abbiamo gli abbinamenti: con la gonna plissettata come la faccia di Sofia ci abbiniamo il dolcevita color terra di Siena bruciata, con i pantaloni a zampa di ermellino la camicia con ricamata l’aurora boreale, con i pantaloni a vita bassa il maglioncino acchiappa-baci e così via. La differenza fondamentale è che, mentre noi donne, come delle ossessive compulsive senza macchia e senza paura, ci sentiamo obbligate a far rimare i nostri capi d’abbigliamento non solo tra di loro, ma anche con il nostro umore (e con il micron di reggiseno che si intravederebbe dalla maglia se mai dovessimo improvvisamente essere costrette a ballare la Haka); l’uomo è più libero e può permettersi di improvvisare quale maglia indossare senza preoccuparsi che si abbini proprio con un bel ciufolo niente.

2. FORSE CI SEI, MA NON SO DOVE.

Un altro aspetto fondamentale è che il maschio non ha consapevolezza dei suoi vestiti. Se chiedessi a Jude di indicare a memoria le sue magliette e i suoi pantaloni, dopo essersi sincerato che non mi sia venuta una forma di schizofrenia fulminante, mi risponderebbe di andare a guardare nell’armadio. A conferma di questo il fatto che (e qua sono costretta a lasciare fuori i Metrosessuali e i Gay) spesso il maschio si ritrova, senza accorgersene, privo di un fondamentale indumento.

“Tesoro ma tu hai solo una felpa?” “Boh”.

Esatto. Lui non lo sa, ma ha solo una felpa (se scartiamo quella di 5 anni prima e quella che hai tragicamente occultato dopo un incidente con la varichina). L’amnesia congenita che accompagna il guardaroba del maschio è spesso interrotta da sprazzi di lucidità:

“Tesoro dov’è la maglia rossa?” ti dice fissando inerme l’armadio.

Sai che l’hai riposta nel ripiano delle magliette, ma lui è lì davanti, quindi non può riferirsi a quella maglia rossa: “Quale maglia rossa?”

“Quella rossa!” Risponde il mago dei dettagli con grande capacità comunicativa ed esemplificativa.

Dopo aver passato mentalmente in rassegna i panni che hai messo nello stendino e quelli che hai fatto sparire dopo un incidente di lavaggio rispondi “Nell’armadio”

“Non la trovo…” Il tono di lui si fa sempre più disarmato. Opti per un intervento in loco (ovviamente la discussione fin’ora è avvenuta a distanza, te urli dalla cucina mentre lavi le tazze da colazione e lui urla dalla camera mentre in mutande osserva l’armadio).

Ovviamente la maglia è nell’armadio, nel ripiano delle magliette, davanti ai suoi occhi, ma lui probabilmente ha un’agnosia selettiva per le maglie rosse e non l’aveva vista.

Ad una donna questo accade solo per sovrabbondanza di maglioni e megliette nere. Vuoi la maglia nera? Armati di buona pazienza, la legge di Murphy farà in modo che tu debba spiegare tutte le maglie nere che hai prima di trovare quella che cerchi.

3. LA SINDROME DEL CALZINO:

Inutile soffermarsi su quanto per una donna la biancheria intima sia un cruccio. Mutande e reggiseno non solo vengono acquistati per essere abbinati tra di loro, ma spesso si trovano in perfetta armonia anche con le calze. La donna possiede una grande varietà di calze e collant specifici per ogni occasione, calzini di varie lunghezze fantasie e colori adibiti a vari usi: calza di spugna con pon-pon per scarpe sportive versione sbarazzina, calza di spugna con risvolto tono su tono per scarpa da ginnastica versione fanatica dello sport; fantasmino color carne per decoltè, gambaletto velato per scarpa con il tacco, calzettone a righe per stivali comodi, gambaletto 10 denari e tubetto di vasellina per stivali stretti, doppio calzino per stivali larghi ma che erano in saldo, calzettone di lana con antiscivolo per la notte e via dicendo.

Il maschio d’altro canto possiede biancheria intima indifferenziata. Mentre noi ci torturiamo con abbinamenti e modelli di mutande interdentali, loro eligono una preferenza e vanno giù di lì, senza problemi. Jude ha solo boxer aderenti grigi e calzettoni di spugna. Fine della storia.

E per di più non gli interessa affatto, anzi a dir la verità non so neanche se se ne è mai accorto. Questa mia costatazione ci conduce direttamente verso un altro aspetto fondamentale, quella strana malattia che colpisce 8 maschi su 10: la sindrome del calzino solitario.

Il maschio perde il calzini. In questo preciso momento, sopra la mia lavatrice giacciono sconsolati 4 inaccoppiabili esemplari di spugna. Tutti suoi.

Il calzino spaiato è solo la punta dell’iceberg. Chissà quanti altri indumenti sono andati smarriti dei quali purtroppo non vi è rimasta traccia alcuna? L’uomo non ha consapevolezza dei suoi indumenti (fatta eccezione per la maglietta della squadra del cuore).

4. IL FETICCIO:

Tutti noi, uomini e donne, abbiamo i nostri feticci.

Il feticcio è quell’oggetto, in questo caso quel capo d’abbigliamento, al quale sono connessi così tanti ricordi ed esperienze dal quale proprio non te la senti di separarti. Per quanto vecchio, fuori moda, mal concio sia, non c’è niente da fare, rimane nel tuo armadio.

La donna media ha solitamente da 2 a 4 scatole piene di feticci di abbigliamento.

Esatto: 2 o 4 scatole. Non è ancora chiaro per quale incidente genetico, ma noi donne non siamo in grado di buttare via nemmeno i vestiti della prima superiore. Schiave e vittime della moda e dello shopping consolatore, riempiamo i nostri scaffali di abiti-occasione, abiti-griffati, abiti-indispensabili, abiti-simil-grande-marca e abiti-copia (“mi ci sono trovata così bene con questo modello…ne ho comprati altri 3.”). Com’è noto, il ciclo di vita di un vestito medio non si spinge mai oltre le due stagioni (molto più spesso una) e di tutta quella mole di abbigliamento che ne facciamo? E’ presto detto, come delle brave illusioniste la trasformiamo in capienti scatole riponi biancheria. Sì, proprio quelle che ti monti da sola la domenica pomeriggio dopo un pellegrinaggio Ikea, quelle che si chiudono con i bottoni e che hanno la finestrella che ti lascia intravedere il marasma all’interno.

Il maschio no. Il maschio butta via. Il maschio conserva 1, massimo 2 feticci e poi si sbarazza del superfluo. Senza rimpianti, senza sensi di colpa. Il maschio usura il capo e poi lo getta.

5. NON MI RIESCE:

Ci sono poche cose che i maschi ammettono di non saper fare. Davvero poche. E spesso, nonostante rimangano grigliati come fette di melanzana cambiando una lampadina, difficilmente ammetteranno di non essere in grado di fare qualcosa. Al massimo non hanno voglia o non hanno tempo, ma lo sanno fare. Questo vale per tutto eccetto che per una cosa: la lavatrice.

Jude una volta mi ha annunciato tronfio che avrebbe fatto una lavatrice. Ogni due indumenti mi chiedeva se era il caso di aggiungere quel determinato capo al carico. Alla quarta volta selezionato io i vestiti accompagnando i miei gesti da chiare spiegazioni: “Tesoro se facciamo i bianchi, mettiamo solo i vestiti bianchi. Vedi, questo è bianco e lo mettiamo, questo è rosso e non lo mettiamo…”. Alla fine della difficile selezione mi allontano e torno alle mie faccende e lui si dirige sicuro in direzione della lavatrice. Devo ammettere che questa sua prodezza mi stupisce non poco.

Lo stupore si affievolisce quando, dopo 4 secondi: “Tesoro puoi venire un attimo?” L’emergenza era: dove metto cosa? “Allora il detersivo va nello spazio grande, un misurino. L’ammorbidente va in quello piccolo, un misurino anche di quello.”

Dopo un nanosecondo mi richiama: “E’ questo il detersivo?” “Esatto” “e l’ammorbidente?”. Armata di voce da casalinga da spot pubblicitario indico il flacone e gli mostro la scritta a lettere cubitali della parola AMMORBIDENTE.

Inutile dire che dopo un secondo mi ha richiamato per sapere con esattezza quale programma avviare e come fare per avviarlo.

Mie care Galline e Polli allo spiedo, 4 lavatrici in 6 giorni sono solo il chiaro risultato di una soggiacente anomalia. All’uomo non interessano i vestiti, sono solo una cosa che ti devi mettere quando hai freddo e togliere quando hai caldo.












Inutile dire che quando ho detto a Jude che ho fatto 4 lavatrici in 6 giorni mi ha risposto “Beh, però una volta l’ho fatta anche io!”


Vostra Gallina lava-asciuga Valentina

3 commenti:

Wendy said...

Ciao Valentina, eccomi qua. Grazie per avermi visitata e per avere espresso il desiderio di seguirmi!!
Credo tu possa semplicemte opzionare - lì dove "amministri" il tuo blog - di aggiungere il mio. In ogni caso con questo commento risulterò automaticamente LINKATA PER SEMPRE :D
Anyway, bello e scoppiettante questo tuo ZAMPE DI GALLINA, mi piace davvero! Per questo io mi metto subito fra i tuoi followers :)

Valentina said...

Che bello! La Wendy mi è venuta a trovare!
Armeggerò nel tentativo di trovare una soluzione... Chiederò soccorso al mio informaticissimo Jude, il mio Principe dagli occhi azzurri.
-Io, purtroppo, più che battere su una tastiera convulsamente, non so proprio fare altro!-

cicciopettola said...

sindrome del calzino........ siii.. datemi il vaccino please! :)