Sesso & Multitasking (Seconda parte)

Io me lo sentivo, me lo sentivo che questa faccenda del multitasking era una bufala.
Riflettiamoci su un secondo. La scienza ci dice che è colpa del corpo calloso, secondo me anche di quello cavernoso e del bulbo spongioso, che quando si riempiono di sangue, si sa, da qualche parte dovranno pur sottrarlo. Comunque, la scienza ha confermato con le sue ricerche che se il maschio beve il caffè mentre legge il giornale, finisce con il bere il giornale e leggere il fondo del caffè come Vanna Marchi. Una brutta scena davvero.
Pare anche che non sia solo una questione di difficoltà di pianificazione, ma che il tutto dipenda da una comunicazione non troppo efficiente tra i due emisferi.
Si sa, gli uomini non amano le chiacchiere e per questo hanno una struttura cerebrale che gli consente quella comunicazione minima indispensabile tra gli emisferi, quel tanto che basta per far sì che se lui decide di portarsi qualcosa da leggere in bagno, a metà strada si ricordi perché tiene sotto braccio la Gazzetta; più o meno lo stesso sforzo mentale che gli serve per annuire ogni 5-6 secondi e pronunciare randomizzate le seguenti frasi “si”, “hai ragione”, “è incredibile”, “non sei grassa”, ogni volta che è costretto ad ascoltare uno qualunque dei discorsi di lei.

Sesso & Multitasking (Prima parte)

Per un attimo ho creduto nel miracolo, per un momento ho creduto davvero che le sorti del mondo si stessero lentamente sovvertendo. Ho creduto di essere stata unta per mano del cielo e di aver visto con questi increduli occhi un uomo svolgere più azioni contemporaneamente.
Stavo preparando la cena e, mentre con un occhio guardavo se bolliva l’acqua, con un orecchio ascoltavo il timer del forno, con una mano tagliavo le verdure e con l’altra giravo la carne nella padella, proprio in quel momento, mentre stavo per iniziare a fare anche gli esercizi di Kegel, sento lui, il Principe dagli Occhi Azzurri, che mi dice con voce baldanzosa: “Ti posso dare una mano?”

Una mezza dozzina di parole a doppio taglio

Si sa che il Lunedì fa schifo.
Dallo spazzino all’imprenditore, dalla maestra allo scolaro, dal barista al medico di famiglia (unica eccezione quei paraculati dei parrucchieri che il lunedì ce lo mettono nel baugigi e gozzovigliano), per tutti gli altri il lunedì è traumatizzante come un beverone di Herbalife.
Quindi, per tutti i non parrucchieri all’ascolto, sappiate che vi capisco.

Visto che il lunedì è una roba seria, ho deciso di lasciarvi proprio oggi la dozzina settimanale (ormai quella vi tocca una volta a settimana), nella speranza che questa mezzadozzina di parole a doppio taglio vi mettano in guardia fino al prossimo week end.

SCUSA: Ci sono vari usi della parola scusa, alcuni più astuti di altri. Mentre tutti


I coglioni non si estinguono





Immaginate, per un attimo, di possedere la pozione per la vita eterna. Ce l’avete, lì, sul tavolo della cucina, dovete solo decidere dove custodirla. Immagino che opterete per un posto sicuro e protetto. Che ne so, in un porta gioie, in una cassaforte blindata, dentro il doppio fondo di un cassetto, di certo non la metterete in un sacchetto della Coop a penzolare fuori dalla finestra in balia delle intemperie, delle scagazzate dei piccioni e delle pallonate dei ragazzini.
Sbaglio?
Ecco, allora qualcuno mi deve spiegare perché la cosa più preziosa che gli uomini hanno è stata posizionata proprio lì, dentro quegli antiestetici sacchetti che penzolano in mezzo alle cosce.
Sto parlando dei gioielli di famiglia, di Ernesto ed Evaristo, dei Marron Glacé, dei gemellini, delle nacchere… insomma sto parlando delle palle.
Abbiate pietà signori, ma mi pare una scelta alquanto sbagliata e scriteriata.

Per prima cosa la location (che fa tanto più figo di “posto”).
Lì fuori, così a briglia sciolta.

Tantum: il giustiziere colorato





Ma qualcuno si è mai preso la briga di dire a quei mangia peyote dei creativi pubblicitari che noi donne non facciamo paracadutismo quando abbiamo le mestruazioni?
No, perché a giudicare da quello che continuano a propinarci pare proprio che il concetto non sia chiaro, cari creativi dei miei coglioni.
Già che siamo in argomento, ci terrei a precisare un paio di cosette: quando abbiamo le mestruazioni, non ci mettiamo pantaloni bianchi aderenti, non scaliamo montagne, non facciamo la ruota durante un provino per diventare Vj (e se proprio vogliamo dirla tutta, la maggior parte di noi non fa provini per diventare Vj).
Quando abbiamo le mestruazioni siamo così insofferenti che non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello la ridente iniziativa di darci a qualche sport estremo come buttarsi con il parapendio, scaraventarci giù da un ponte facendo bungee jumping o correre la maratona di Ravi in ginocchioni. Non esiste. Fare le scale di casa potrebbe essere considerata un’attività già troppo impegnativa e faticosa. (Specialmente se si considera che il semplice ascolto di Per Elisa monofonica su un Nokia di prima generazione può provocare un collasso emotivo).
“In quei giorni” come dicono i nostri ammiccanti e comprensivi creativi, non solo rinunciamo ad

La stazione eretta ed altri drammi evolutivi

Ho da poco recuperato l’uso del pollice opponibile dopo la freddata polare che ho raccattato questa mattina per le vie della soleggiata Glasgow.
Privata di quello che si dice abbia avvantaggiato l’uomo nell’evoluzione, mi sono messa a riflettere sulle peculiarità dei bipedi (e in questo caso non mi riferisco al pollame, ma all’uomo). 

Durante le mie contemplazioni sulle meraviglie dell’essere umano, mi è tornato in mente il libro Perché amiamo, che lessi per motivi di studio un paio di anni fa. 
Nonostante il titolo melassoso, il testo della Fisher è piuttosto serio e scientificamente fondato –e a tratti barboso-. L’autrice si lancia in una spiegazione dell’impossibile e argomenta, tra le altre cose, il perché da pelosi, muti e puzzolenti siamo diventati dei depilati, prolissi e ritoccati esseri.

Il nodo pare stia nella prole e nell’incancellabile desiderio di far sopravvivere il nostro preziosissimo codice genetico.
Allora, pare che il maschio, trombatore ed inseminatore per natura, si sia reso conto che, conquistando la stazione eretta e una grotta vista lago, i suoi piccoli rischiavano più che mai di diventare un tenero spuntino per i feroci predatori. 
Alla fin fine penzolare dagli alberi e dormire sui rami, oltre a garantirgli bicipiti da urlo lo teneva lontano dalle bestie immonde.

Una dozzina di random facts


Seguendo il trend che vi ho già proposto in altri post (e nel tentativo di arricchire la categoria UOVA DI GALLINA), vi snocciolo svelta svelta una dozzina di fatti assolutamente casuali, sconnessi ed irrilevanti che mi riguardano.

  • CAZZO è la parolaccia che dico più spesso.
  • Ritengo che i soldi non siano un valore, ma che abbiano un valore. Nonostante la mia situazione economica non sia delle più rosee, non considero i soldi un problema o un cruccio e ho l’infondata convinzione che siano facili da guadagnare.

L'8 Marzo, la festa de LaSister


Aprile 2002 –Biblioteca di Follonica-

LaSister: “Dove andrai all’università?”
Io: “Psicologia, a Firenze. Te?”
LaSister: “Anche io.”
Io: “Con chi la prendi la casa?”
LaSister: “Con te”
Io: “Ah, perfetto.”

Il nostro primo dialogo sensato, più o meno. 


LaSister non è un’amica qualunque. LaSister è l’Amica. E’ banale, lo so, ma è così.
LaSister è bionda. Nell’anima. 


Porta sempre con sé mascara, pinzette e One di Calvin Klain. Adora tutto ciò che è piatto e nero, anche se non ne è consapevole.


LaSister sa aspettare quando è necessario e ha un sacco di abiti cocktail.



Ammetto di essere andata a vedere il film carica di aspettative e praticamente senza nessun tipo di informazione.
A mia difesa posso dire che, il titolo Alice in Wonderland, mi pareva un indizio sufficiente per avere chiare indicazioni su trama e contenuto. 
Mi sbagliavo.
Nonostante mi fossi dedicata più volte alla visione compulsiva del trailer non avevo proprio capito che il film si basava su Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, libro scritto da Caroll in seguito al successo ottenuto dal primo libro.
Detto questo, immaginate il mio stupore quando vedo un’Alice, pallida e con le occhiaie, orfana di padre e in procinto di matrimonio con un signorino tronfio e disadattato. Non ci sono più le fiabe di una volta.
Comunque, anche se abbastanza delusa, tento ugualmente di gustarmi la proiezione armata di occhialetti Blues Brothers e popcorn per taglie forti.
La storia si snoda attorno ad un dubbio: sarà lei quell’Alice? Dubbio, che come ho già detto, ha colpito anche me per grossa parte del film.
C’è da dire che, per quanto la trama sia stata deludente