Italia post-traumatica da stress

Pensavate che fossi sparita? 
E invece no, sono ancora qua, quasi viva (e non mezza morta, perché nel frattempo ho appreso l’arte dell’ottimismo). 
Io ve lo avevo detto che la primavera mi rintronava, quello che non vi avevo detto è che di lì a poco sarei rientrata in Italia “Giusto una capatina veloce per sbrigare qualche bega burocratica”, continuavo a ripetermi manco fosse un mantra. Ovviamente non avevo calcolato la cacarella che mi avrebbe inchiodato a casa di lì a poco e nemmeno il simpaticissimo vulcano islandese che avrebbe, non appena il flagello del virus intestinale si fosse placato, bloccato gli aeroporti di tutta l’Europa. 
Diciamo pure che non avevo calcolato parecchie cose.

Primavera post-traumatica da stress

Non c’è niente da fare, a me la primavera mi rintrona. 
Sì, a me mi. 
E sì, mi rintrona.
Me ne accorgo che arriva. Lo fiuto nell’aria quasi come il periodo dei saldi e poi zac, comincia il travaglio.
Non mi fraintendete, non sono come le persone normali, quelle che a primavera gli si risveglia l’ormone, che copulano come montoni da allevamento e limonano come quattordicenni in gita.
Io no. Non mi si risveglia proprio un bel niente; nemmeno mi si infiamma la vena puttanina se è per questo. 
Niente cuoricini negli occhi. 
Niente picchi inverosimili di libido, niente voglia di avvinghiamenti passionali. Niente di niente. 
A me, mi vengono le manie di grandezza. Sì, a me mi.
Improvvisamente, dopo un paio di giorni di sonno anomalo e torpore imbarazzante, mi risveglio in preda a deliri febbrili e manie di grandezza.